“Colorite de boni colori et ornate secundo il naturale”. La terracotta policroma : simulare, imitare la natura

Dal Rinascimento in poi la scultura in terracotta, intesa come opera in sé compiuta e non come ausilio nella fase progettuale, prevedeva generalmente una finitura pittorica. Tale rivestimento nobilitava talora il colore della materia fittile, imitando quello del marmo, del bronzo o, più raramente, d...

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Julkaisussa:URI:https://journals.openedition.org/techne,
Päätekijä: Vaccari, Maria Grazia
Aineistotyyppi: Article ou chapitre numérique
Kieli:Italien
Julkaistu: Technè 2023
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Linkit:Accès Université d'Orléans et IFPM
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Yhteenveto:Dal Rinascimento in poi la scultura in terracotta, intesa come opera in sé compiuta e non come ausilio nella fase progettuale, prevedeva generalmente una finitura pittorica. Tale rivestimento nobilitava talora il colore della materia fittile, imitando quello del marmo, del bronzo o, più raramente, dell’oro, ma più spesso riproduceva i colori della realtà.Le policromie naturalistiche trovavano maggiore impiego nella scultura devozionale perché l’immagine, col suo realismo, poteva creare suggestioni emotive nei fedeli e quindi un maggiore coinvolgimento. Ma avevano un ruolo essenziale anche nella ritrattistica, che doveva fornire del soggetto una rappresentazione il più fedele possibile.Nelle terrecotte dipinte ‘al naturale’ si può riscontrare un’ampia varietà nella ricchezza dei colori, nella scelta di raffinati accordi cromatici, nell’imitazione di preziosi tessuti, che non si limita a riprodurre i motivi decorativi, ma finge anche la consistenza materica. Alcuni esempi tratti dalla scultura fiorentina ed emiliana (Michele da Firenza, Neri di Bicci, Antonio Begarelli) mostrano che spesso erano i committenti ad indicare con quali colori dovesse essere dipinta una scultura, ma il perfetto accordo tra forme e colori derivava dalle scelte dello scultore che si affidava spesso al pittore per ottenere con uso sapiente delle tecniche il maggior grado di naturalezza.