Scultura dipinta o pittura a rilievo ? Riflessioni sulla policromia nel Quattrocento fiorentino

L’intervento intende ristabilire il ruolo paritario, se non spesso prioritario, affidato e riconosciuto nel Quattrocento alla policromia nella qualificazione formale di opere che oggi definiamo “sculture dipinte”, prima che il dibattito cinquecentesco sul ‘paragone’ e sul ‘primato’ delle arti ne dec...

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書誌詳細
出版年:URI:https://journals.openedition.org/techne,
第一著者: Gentilini, Giancarlo
フォーマット: Article ou chapitre numérique
言語:Italien
出版事項: Technè 2023
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オンライン・アクセス:Accès Université d'Orléans et IFPM
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要約:L’intervento intende ristabilire il ruolo paritario, se non spesso prioritario, affidato e riconosciuto nel Quattrocento alla policromia nella qualificazione formale di opere che oggi definiamo “sculture dipinte”, prima che il dibattito cinquecentesco sul ‘paragone’ e sul ‘primato’ delle arti ne decretasse la sfortuna.Nella parte introduttiva, attraverso una casistica esemplificativa, verranno pertanto ricordate le varie motivazioni espressive, culturali e tecniche che garantirono la persistenza di una qualificata finitura pittorica nella scultura del primo Rinascimento toscano, soprattutto per le immagini in terracotta, stucco, legno destinate alla devozione domestica e alla religiosità popolare. Nella seconda parte, ci si propone invece di esaminare in modo più sistematico, attraverso una selezione delle principali tipologie, i rilievi raffiguranti la Madonna col Bambino replicati in modo seriale a calco in materiali ‘poveri’ (terracotta, stucco, cartapesta) nelle botteghe dei più celebri maestri fiorentini (Ghiberti, Brunelleschi, Donatello, Della Robbia, Desiderio, Rossellino, Da Maiano etc.), impreziositi, diversificati e qualificati, anche sul piano formale ed iconografico, attraverso elaborate, spesso sontuose policromie affidate a pittori specializzati (Lo Scheggia, Neri di Bicci, lo Pseudo Pierfrancesco Fiorentino, il Maestro di San Miniato, Bernardo Rosselli etc.) : intervento che, per il maggiore tempo richiesto e il costo dei materiali impiegati, veniva a costituire il momento più complesso, oneroso e qualificante nell’intero processo di produzione, al punto da indurre alcuni pittori ad assumere la gestione commerciale del prodotto finito. Opere che, pertanto, in una corretta valutazione storica e metodologica, sia formale che economica, si qualificano più come “pitture a rilievo” che come “sculture dipinte”, rimettendo in discussione la tradizionale separazione dei ‘generi’ e sollecitando nuove indagini attributive e tecniche più attente a tali pregnanti valenze pittoriche.