«Cum p(re)misso Masarię socrus meę»
Nei secoli altomedievali il matrimonio era il motivo più comune per cui le donne si spostavano. Ciò si rifletteva in un modello di mobilità postmatrimoniale detto residenza virilocale – secondo cui la sposa al momento del matrimonio lasciava la propria casa natale per raggiungere quella del marito e...
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| Publicado en: | URI:https://journals.openedition.org/mefrm, |
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| Autor principal: | |
| Formato: | Article ou chapitre numérique |
| Lenguaje: | Italien |
| Publicado: |
Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge
2020
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| Materias: | |
| Acceso en línea: | Accès Université d'Orléans et IFPM Accès Université d'Orléans et IFPM |
| Sumario: | Nei secoli altomedievali il matrimonio era il motivo più comune per cui le donne si spostavano. Ciò si rifletteva in un modello di mobilità postmatrimoniale detto residenza virilocale – secondo cui la sposa al momento del matrimonio lasciava la propria casa natale per raggiungere quella del marito e della sua famiglia. Sebbene meno frequenti, trasferimenti contrari a tale modello, compiuti cioè da mariti che si stabilivano presso le mogli, sono comunque attestati. Scopo di questo contributo è illustrare alcuni di questi casi, nel contesto dell’Italia longobarda, ponendo particolare attenzione alle circostanze in cui questo tipo insolito di residenzialità postmatrimonale si verificava e alle figure coinvolte, nonché alle possibili conseguenze che, in termini di legittimità e identità maschile, l’ingresso di un ‘marito straniero’ nel nuovo ambiente domestico poteva comportare. |
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