Ospitare e assistere le donne

Nella Roma tardomedievale, città esemplare per rilevare la presenza di pellegrini – e non solo negli anni giubilari –, si può rilevare un fenomeno per molti versi interessante: l’istituzione di numerose ‘case’ ed ospizi per accogliere donne forestiere e straniere. Già segnalate nel ‘300, solo nel se...

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Detalles Bibliográficos
Publicado en:URI:https://journals.openedition.org/mefrm,
Autor Principal: Esposito, Anna
Formato: Article ou chapitre numérique
Idioma:Italien
Publicado: Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge 2019
Sujets:
Acceso en liña:Accès Université d'Orléans et IFPM
Accès Université d'Orléans et IFPM
Descripción
Résumé:Nella Roma tardomedievale, città esemplare per rilevare la presenza di pellegrini – e non solo negli anni giubilari –, si può rilevare un fenomeno per molti versi interessante: l’istituzione di numerose ‘case’ ed ospizi per accogliere donne forestiere e straniere. Già segnalate nel ‘300, solo nel secolo successivo si può dire per ogni «natione» viene istituito un ospizio riservato esclusivamente alle proprie pellegrine, spesso retto da mulieres religiose, pinzoche, terziarie, e aperto all’accoglienza più o meno temporanea di laiche devote. Ad esempio, l’ospizio per le donne «ultramontane» di Sant’Andrea e di San Nicolò (chiamato «lo spitale delle todesche»), che si affiancava al dormitorio per le donne nell’ospedale di Santa Maria dell’Anima dei Tedeschi; i due ospedaletti per il ricovero di donne castigliane, uno presso Santa Maria della Pace vicino a piazza Navona, l’altro ai piedi dell’Araceli, e le numerose ‘case’ di donne provenienti da diverse città e regioni italiane. Nella relazione si cercherà di dare conto in primo luogo dell’organizzazione interna di queste domus e dei rapporti con i benefattori istituzionali, quindi della vita a Roma delle loro ospiti.