Un estesissimo intervento urbanistico nella Roma dell’inizio del XII secolo e la parziale perdita della « memoria topografica » della città antica

È ben noto che la basilica paleocristiana di S. Clemente, che si trova a Roma tra i colli Oppio e Celio, fu interrata e ricostruita ad una quota più alta di circa 4 metri durante il pontificato di Pasquale II (1099-1118). Questa situazione è stata in genere considerata una semplice anomalia legata a...

Description complète

Enregistré dans:
Détails bibliographiques
Dans:URI:https://journals.openedition.org/mefrm,
Auteur principal: Guidobaldi, Federico
Format: Article ou chapitre numérique
Langue:Français
Publié: Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge 2014
Sujets:
Accès en ligne:Accès Université d'Orléans et IFPM
Description
Résumé:È ben noto che la basilica paleocristiana di S. Clemente, che si trova a Roma tra i colli Oppio e Celio, fu interrata e ricostruita ad una quota più alta di circa 4 metri durante il pontificato di Pasquale II (1099-1118). Questa situazione è stata in genere considerata una semplice anomalia legata a particolari condizioni di interramento graduale del terreno. Tuttavia, quando si è osservato che altre situazioni del tutto analoghe sono riscontrabili in varie aree di Roma e sono databili all’inizio del XII secolo, si è deciso di estendere ulteriormente l’analisi. I risultati, decisamente omogenei hanno permesso di individuare un inedito ed estesissimo progetto urbanistico, iniziato probabilmente proprio da Pasquale II e concluso in tempi relativamente brevi, che prevedeva sia il rialzamento di 2-4 metri di molti dei livelli stradali più frequentati della città, comprese le aree adiacenti, sia la costruzione o ricostruzione di moltissime chiese urbane. La parziale coincidenza topografica tra le strade interessate da questo grande progetto di renovatio di Roma e i percorsi delle più importanti cerimonie dell’anno liturgico è stata messa in evidenza ed è stato anche ipotizzato, in via preliminare che il notevole interramento riscontrato abbia contribuito alla graduale perdita della « memoria topografica » della Roma antica, che si riscontra nelle guide dell’epoca (Mirabilia Urbis Romae), nelle quali si osserva per la prima volta una notevole difficoltà nell’identificare i monumenti e i luoghi menzionati dagli autori antichi.