Alle origini del volgare del diritto. La lingua degli statuti di Toscana tra XII e XIV secolo
Non son sempre semplici i rapporti tra il latino e il volgare nella legislazione statutaria toscana del medioevo. Spesso il latino viene prima del volgare, nel quale il testo dello statuto è poi voltato perché possa essere conosciuto anche da coloro che non sappiano di gramatica. Ma in altri casi è...
Gardado en:
| Publicado en: | URI:https://journals.openedition.org/mefrm, |
|---|---|
| Autor Principal: | |
| Formato: | Article ou chapitre numérique |
| Idioma: | Français |
| Publicado: |
Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge
2014
|
| Sujets: | |
| Acceso en liña: | Accès Université d'Orléans et IFPM |
| Résumé: | Non son sempre semplici i rapporti tra il latino e il volgare nella legislazione statutaria toscana del medioevo. Spesso il latino viene prima del volgare, nel quale il testo dello statuto è poi voltato perché possa essere conosciuto anche da coloro che non sappiano di gramatica. Ma in altri casi è il volgare che alza audacemente la testa e si presenta come lingua di prima redazione delle norme, bisognosa poi di essere tradotta in latino. Oppure che si pone con prepotenza come una lingua esclusiva dello statuto quando si tratti di disciplinare l’organizzazione della corporazione e le attività che quegli artefici svolgono. Sempre, però, gli statuti realizzano una sorta di transazione tra le due lingue: sono i luoghi dove la vecchia e la nuova s’incontrano e si scambiano forme e significati, dando vita ad un volgare giuridico che si affermerà con sempre maggiore consapevolezza e decisione. |
|---|