Le Vite degli uomini «singulari» nello scrittoio di Vespasiano da Bisticci
Il saggio, suddiviso in tre parti, verte sulla raccolta tardo-quattrocentesca delle Vite degli uomini «singulari» di Vespasiano da Bisticci e sul suo testimone idiografo, il ms. Bologna, Biblioteca Universitaria, 1452. Nella prima parte si è ricostruita la storia del codice bolognese avvalendosi di...
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| Publicado no: | URI:https://journals.openedition.org/mefrm, |
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| Autor principal: | |
| Formato: | Article ou chapitre numérique |
| Idioma: | Italien |
| Publicado em: |
Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge
2025
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| Assuntos: | |
| Acesso em linha: | Accès Université d'Orléans et IFPM Accès Université d'Orléans et IFPM |
| Resumo: | Il saggio, suddiviso in tre parti, verte sulla raccolta tardo-quattrocentesca delle Vite degli uomini «singulari» di Vespasiano da Bisticci e sul suo testimone idiografo, il ms. Bologna, Biblioteca Universitaria, 1452. Nella prima parte si è ricostruita la storia del codice bolognese avvalendosi di alcune testimonianze settecentesche, che attestano altresì la più antica edizione di una Vita vespasianea fondata su questo manoscritto, quella di Niccolò Albergati. Nella seconda, si descrive la struttura della collezione, rilevando le incongruenze riscontrate nel manoscritto: si accede così allo scrittoio di Vespasiano, e si apprendono le modalità con cui egli andava organizzando la raccolta. Protagonisti della terza parte sono i “fantasmi”: due profili biografici (le Vite di Lorenzo Valla e di Antonello Petrucci) e due codici, latori di Vite vespasianee, a oggi non individuati o perduti. Attraverso queste evanescenti memorie, fatte interagire soprattutto col manoscritto bolognese, è stata approfondita l’evoluzione di un opus ingens incompiuto, e dunque mai licenziato dall’autore. |
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