La tintura d’Arte maggiore in una bottega pratese di fine Trecento
Tra tutte le fasi in cui si frazionava in età preindustriale il complesso processo produttivo identificabile come «ciclo laniero», la tintura rappresentava senza dubbio un passaggio cruciale dal punto di vista tecnico e, di conseguenza, economico. Uno dei mordenti più utilizzati in epoca preindustri...
Gardado en:
| Publicado en: | URI:https://journals.openedition.org/mefrm, |
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| Autor Principal: | |
| Formato: | Article ou chapitre numérique |
| Idioma: | Italien |
| Publicado: |
Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge
2024
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| Sujets: | |
| Acceso en liña: | Accès Université d'Orléans et IFPM Accès Université d'Orléans et IFPM |
| Résumé: | Tra tutte le fasi in cui si frazionava in età preindustriale il complesso processo produttivo identificabile come «ciclo laniero», la tintura rappresentava senza dubbio un passaggio cruciale dal punto di vista tecnico e, di conseguenza, economico. Uno dei mordenti più utilizzati in epoca preindustriale, e perciò elemento presente in modo massiccio fin dal Medioevo nel sistema di scambi internazionali, era l’allume. In questo breve contributo sarà analizzata l’attività della bottega di tintura di Niccolò Del Rosso e Francesco Datini attiva a Prato alla fine del Trecento, in particolare quel ramo di attività caratterizzato dall’uso di sostanze tintorie come la robbia e dalla necessità di preparare mediante mordenzatura i prodotti da sottoporre a lavorazione: l’Arte Maggiore. |
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