La morte dei padri e l’ambigua presenza dei minori (Roma, xix sec.)

La presenza di minori in una famiglia in cui uno dei genitori muore prematuramente comporta spesso decisioni testamentarie contraddittorie e incoerenti per la futura riorganizzazione delle gerarchie familiari. Le norme statutarie in vigore a Roma in periodo pre unitario permettono ai capifamiglia di...

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In:URI:https://journals.openedition.org/mefrim,
Main Author: Arru, Angiolina
Format: Article ou chapitre numérique
Language:Italien
Published: Mélanges de l’École française de Rome - Italie et Méditerranée modernes et contemporaines 2014
Online Access:Accès Université d'Orléans et IFPM
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Description
Summary:La presenza di minori in una famiglia in cui uno dei genitori muore prematuramente comporta spesso decisioni testamentarie contraddittorie e incoerenti per la futura riorganizzazione delle gerarchie familiari. Le norme statutarie in vigore a Roma in periodo pre unitario permettono ai capifamiglia di poter nominare, attraverso un testamento, un «concuratore» o «contutore» o «consultore speciale» senza il cui parere una vedova non può prendere decisioni soprattutto in campo economico. Una vedova perde in questo caso il suo ruolo autonomo di tutrice, previsto dalle norme. Questa stessa logica viene introdotta di fatto anche nel Codice civile del 1865 (in vigore a Roma dalla fine del 1870), e costituisce una ambiguità maggiore rispetto al nuovo assetto normativo, per alcuni aspetti più egualitario in relazione ai ruoli familiari. Attraverso un campione di testamenti scritti tra il 1848-1879 è possibile vedere come quando si muore giovani la presenza di bambine o bambini in una famiglia fa si che si scelgano gli spazi più ristretti e più avveduti tra quelli previsti dalle leggi, ancora per un lungo periodo nel nuovo Stato liberale Questi principi non fanno parte solo delle volontà dei padri di famiglia, ma caratterizzano spesso anche i testamenti delle madri o di altri parenti. Ma i padri sono fondamentalmente i protagonisti di queste scelte.