Età fisica, età sociale
Nella Firenze del Quattrocento la percezione dell’infanzia appariva tutt’altro che indistinta. La legislazione comunale, infatti, prevedeva diverse cesure istituzionali che nei vari ambiti della vita pubblica sancivano le frontiere della condizione infantile. Si trattava dei valori minimi richiesti...
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| Publicado en: | URI:https://journals.openedition.org/mefrim, |
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| Autor principal: | |
| Formato: | Article ou chapitre numérique |
| Lenguaje: | Italien |
| Publicado: |
Mélanges de l’École française de Rome - Italie et Méditerranée modernes et contemporaines
2014
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| Acceso en línea: | Accès Université d'Orléans et IFPM Accès Université d'Orléans et IFPM |
| Sumario: | Nella Firenze del Quattrocento la percezione dell’infanzia appariva tutt’altro che indistinta. La legislazione comunale, infatti, prevedeva diverse cesure istituzionali che nei vari ambiti della vita pubblica sancivano le frontiere della condizione infantile. Si trattava dei valori minimi richiesti per il conferimento delle principali capacità giuridiche: come furono fissati i limiti di età per l’acquisizione graduale della responsabilità civile e penale, così si stabilì un’età per sfoggiare vesti lussuose, ed il cambiamento di abito contrassegnò in modo evidente il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Anche se questi limiti non furono rispettati rigidamente, l’esistenza di tali criteri sottintendeva il riconoscimento implicito di un’identità sociale e giuridica capace di differenziare i bambini dagli adulti. D’altra parte, l’interesse crescente per l’infanzia si concretizzò a Firenze nella creazione di specifiche strutture confraternali ad hoc per i fanciulli e i giovani. |
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