«Un luogo così sublime com’è la cappella pontificia»

La sopravvivenza della polifonia ‘a cappella’ nella cappella pontificia durante l’età moderna e contemporanea è stata generalmente vista come segno del conservatorismo di questa istituzione o come forma di esibizione di uno stile arcaico, simbolo di antichità e tradizione. Il saggio si propone di di...

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Bibliografische gegevens
Gepubliceerd in:URI:https://journals.openedition.org/mefrim,
Hoofdauteur: Morelli, Arnaldo
Formaat: Article ou chapitre numérique
Taal:Italien
Gepubliceerd in: Mélanges de l’École française de Rome - Italie et Méditerranée modernes et contemporaines 2022
Onderwerpen:
Online toegang:Accès Université d'Orléans et IFPM
Accès Université d'Orléans et IFPM
Omschrijving
Samenvatting:La sopravvivenza della polifonia ‘a cappella’ nella cappella pontificia durante l’età moderna e contemporanea è stata generalmente vista come segno del conservatorismo di questa istituzione o come forma di esibizione di uno stile arcaico, simbolo di antichità e tradizione. Il saggio si propone di dimostrare come la conservazione dello stile a cappella fosse connaturato al cerimoniale pontificio, che doveva apparire antico e immutabile a chi assisteva alle liturgie papali. Sullo stile della cappella papale fu elaborato il concetto di «schola musicale romana», vale a dire quello di una scuola custode di uno stylus antiquus, avvalorato dalla tradizione e non circoscrivibile dal punto di vista geografico, ma di carattere universale. Tuttavia, lo stile di cappella non era soltanto uno stile compositivo ma uno stile d’esecuzione che permetteva di adattare tempi e dinamiche del canto alle esigenze della liturgia papale. Esso richiedeva inoltre ai cantori papali una consuetudine con pratiche polifoniche non scritte, come il contrappunto su canto fermo o il falsobordone. Allo stesso modo del cerimoniale papale, la prassi musicale della cappella papale sembrò dunque restare immutabile nelle sue pratiche e nel suo repertorio.