Introduzione: dall’Antiquario Flegreo al Castello di Baia
Brevissima storia della ricerca archeologica nei campi Flegrei, dal xviii secolo divenuti una meta maggiore del Grand Tour perché univano la bellezza dei luoghi alla suggestione delle reminiscenze odissiache e virgiliane e alle curiosità naturali, rappresentate da fenomeni impressionanti di vulcanes...
Gardado en:
| Publicado en: | URI:https://journals.openedition.org/mefra, |
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| Autor Principal: | |
| Formato: | Article ou chapitre numérique |
| Idioma: | Italien |
| Publicado: |
Mélanges de l’École française de Rome - Antiquité
2014
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| Acceso en liña: | Accès Université d'Orléans et IFPM Accès Université d'Orléans et IFPM |
| Résumé: | Brevissima storia della ricerca archeologica nei campi Flegrei, dal xviii secolo divenuti una meta maggiore del Grand Tour perché univano la bellezza dei luoghi alla suggestione delle reminiscenze odissiache e virgiliane e alle curiosità naturali, rappresentate da fenomeni impressionanti di vulcanesimo secondario e dal bradisismo: a Pozzuoli, le colonne del cosiddetto Tempio di Se rapide,emergenti dall’acqua salmastra e forate dai litodomi a varia altezza sui fusti, sembravano rappresentare quasi un calendario dell’alterna evoluzione della terra. Sculture e iscrizioni venute in luce in momenti diversi, confluivano nel Museo di Napoli, esposte solo in qualche caso emergente, per lo più ammassate nei depositi; l’esigenza di un museo locale, che restituisse la sua specifica personalità storica a una regione chiave nella storia della penisola, ebbe temporanea soluzione con l’Antiquario flegreo a Pozzuoli la cui vita tuttavia non durò che un decennio, fino al bradisismo del 1969 che ne minò la struttura. Da allora si è riaperto il problema di un Museo flegreo, la cui sede è stata, fin dagli anni ’70, identificata nel Castello di Baia, il cui peraltro assai impegnativo restauro ha consentito solo ora di giungere alla sistemazione attuale, in cui, grazie soprattutto all’impegno delle Soprintendenze napoletane coadiuvate da un valido gruppo di giovani studiosi (autori degli articoli che seguono al presente) si sono allestite (e ora aperte al pubblico) 54 nuove sale, distribuite in nuclei per le cinque località principali (Cuma, Pozzuoli, Baia, Miseno, Literno) che, grazie anche ai recenti scavi, consentono di cogliere nelle sue varianti e nel suo spessore, il divenire storico di questo eccezionale comprensorio. |
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