Usi politici della sconfitta di Roma nel dibattito storiografico del Settecento francese e napoletano

Il contributo analizza l’emergere, nel XVIII secolo in Europa di un nuovo orientamento storiografico sulla Roma repubblicana e imperiale, fondato su un rinnovamento metodologico e ideologico. Tale processo, centrato su topoi quali la sconfitta dei Romani, la battaglia dell’Allia e il ruolo dei Galli...

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Pubblicato in:URI:https://journals.openedition.org/mefra,
Autore principale: D’Antuono, Giuseppina
Natura: Article ou chapitre numérique
Lingua:Italien
Pubblicazione: Mélanges de l’École française de Rome - Antiquité 2026
Soggetti:
Accesso online:Accès Université d'Orléans et IFPM
Accès Université d'Orléans et IFPM
Descrizione
Riassunto:Il contributo analizza l’emergere, nel XVIII secolo in Europa di un nuovo orientamento storiografico sulla Roma repubblicana e imperiale, fondato su un rinnovamento metodologico e ideologico. Tale processo, centrato su topoi quali la sconfitta dei Romani, la battaglia dell’Allia e il ruolo dei Galli e dei Celti, si alimentò dell’incrocio critico delle fonti, dell’analisi dei luoghi e di strategie analogiche e retorico-politiche innovative. La rilettura degli autori antichi favorì una reinvenzione repubblicana della tradizione romana. Tra Parigi, Roma e Napoli si sviluppò un dibattito che, attraverso figure come Brenno e il sacco di Roma, esemplificò i meccanismi di ideologizzazione della storia. In Francia, dopo Montesquieu, e a latere dell’abbé de Mably e di Rousseau si offrirono interpretazioni critiche della vicenda romana. In Italia E. Duni e F.M. Pagano elaborarono letture non tradizionali, ispirate al metodo genetico vichiano, critiche rispetto ai modelli di Livio e di Dionigi d’Alicarnasso. L’analisi del conflitto tra coppie antitetiche – vinti e vincitori, Romani e Barbari, senato e plebe – condusse a una riflessione secondo cui Roma sconfitta forniva ai nemici dell’imperialismo le categorie politiche per legittimare il conflitto sociale e civile. Da tali elaborazioni emergono, infine, una critica al governo del Regno di Napoli e la ricerca di un’identità collettiva dei popoli non romani, fondata sul sentimento di patria e di sacrificio.