Campi di battaglia, memoria culturale e trauma

Questo saggio discute come le dinamiche della memoria collettiva e culturale, e nella fattispecie quella di tipo traumatico, implichino una manipolazione creativa del passato e dunque influenzino la formazione e trasmissione delle tradizioni storiche antiche (cronologia, topografia e modelli narrati...

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Detalles Bibliográficos
Publicado en:URI:https://journals.openedition.org/mefra,
Auteurs principaux: Giangiulio, Maurizio, Proietti, Giorgia
Formato: Article ou chapitre numérique
Idioma:Italien
Publicado: Mélanges de l’École française de Rome - Antiquité 2026
Sujets:
Acceso en liña:Accès Université d'Orléans et IFPM
Accès Université d'Orléans et IFPM
Descripción
Résumé:Questo saggio discute come le dinamiche della memoria collettiva e culturale, e nella fattispecie quella di tipo traumatico, implichino una manipolazione creativa del passato e dunque influenzino la formazione e trasmissione delle tradizioni storiche antiche (cronologia, topografia e modelli narrativi). In campi come quelli della memoria e dell’identità, ogni riflessione di oggi deve dialogare con la riflessione, di natura marcatamente interdisciplinare, sui fondamenti delle dinamiche memoriali gettate nel corso del Novecento. Nella prima parte del saggio Maurizio Giangiulio discute, a partire dalla ‘rottura’ con la prospettiva soggettivista di Henri Bergson da parte di Maurice Halbwachs, della natura della memoria collettiva. Non memoria di un presunto soggetto collettivo, ma memoria di gruppi e ambienti, dunque sociale e identitaria. La memoria culturale di Jan Assmann deve ad Halbwachs più di quanto si riconosca, ma introduce la nozione cruciale di “costruttività della memoria”. Nella seconda parte del contributo Giorgia Proietti illustra le linee di ricerca più recenti sviluppate nell’ambito dei “trauma studies” a proposito della commemorazione della guerra da parte delle comunità coinvolte, con particolare riferimento a sconfitta, lutto e distruzione, di cui offre una panoramica puntuale (sul versante sia della psicopatologia bellica sia degli studi sull’Olocausto) e un esempio tratto dalla storia greca, il sacco persiano di Atene del 480 a.C.