Antichità disputate
Sono state a lungo opposte ragioni di “diritto” e di “decoro nazionale” alla possibilità di concedere a stranieri la facoltà di eseguire scavi archeologici in Italia. In realtà, né la normativa pontificia, restata in vigore nella provincia di Roma fino al 1902, né le leggi del 1902 e del 1909 preclu...
Gorde:
| Argitaratua izan da: | URI:https://journals.openedition.org/mefra, |
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| Egile nagusia: | |
| Formatua: | Article ou chapitre numérique |
| Hizkuntza: | Italien |
| Argitaratua: |
Mélanges de l’École française de Rome - Antiquité
2023
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| Gaiak: | |
| Sarrera elektronikoa: | Accès Université d'Orléans et IFPM Accès Université d'Orléans et IFPM |
| Gaia: | Sono state a lungo opposte ragioni di “diritto” e di “decoro nazionale” alla possibilità di concedere a stranieri la facoltà di eseguire scavi archeologici in Italia. In realtà, né la normativa pontificia, restata in vigore nella provincia di Roma fino al 1902, né le leggi del 1902 e del 1909 precludevano la possibilità a stranieri di effettuare scavi archeologici. L’opposizione nasceva piuttosto dal cosiddetto “decoro nazionale”, vale a dire dal particolare valore etico che si annetteva allo studio e alla tutela delle antichità, considerate segno di una “grandezza” che dal passato si riverberava sul presente, e dalla volontà di porre un freno a un mercato antiquario rapace, dominato dalle grandi risorse di musei e collezionisti stranieri. In questo contesto, nella Direzione generale delle antichità maturava una nuova consapevolezza circa la natura di documenti storici propria dei reperti archeologici, la necessità di riportarli in luce con ricerche oculate e di valorizzarli in esposizioni museali rispettose dei contesti di provenienza. Di qui tutto un programma di attività finalizzate alla creazione e all’accrescimento del Museo di Villa Giulia e l’opposizione a ricerche archeologiche effettuate da stranieri, considerate un intralcio alla realizzazione di quel programma. |
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