Banditi e pirati nella narrativa medievale: alcuni casi di fuorilegge cortesi
Banditi e pirati sono figure ricorrenti nella narrativa medievale: generalmente la loro funzione, così come nel romanzo antico, è quella di creare un ostacolo alla riuscita dei protagonisti, e la loro azione è vista senza adesione da parte del narratore. Esistono però alcuni personaggi di banditi e...
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| Publicado en: | URI:https://journals.openedition.org/cei, |
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| Autor principal: | |
| Formato: | Article ou chapitre numérique |
| Lenguaje: | Italien |
| Publicado: |
Cahiers d’études italiennes
2012
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| Acceso en línea: | Accès Université d'Orléans et IFPM Accès Université d'Orléans et IFPM |
| Sumario: | Banditi e pirati sono figure ricorrenti nella narrativa medievale: generalmente la loro funzione, così come nel romanzo antico, è quella di creare un ostacolo alla riuscita dei protagonisti, e la loro azione è vista senza adesione da parte del narratore. Esistono però alcuni personaggi di banditi e di pirati che sfuggono a tale rappresentazione e incarnano invece, accanto alla forza fisica e all’impunità, virtù e ideali assimilabili a quelli cortesi (liberalità, magnanimità, difesa dei deboli, devozione assoluta, abilità oratoria). Il fenomeno, di portata europea, è stato analizzato da Hobsbawm a proposito del “banditismo sociale”, e le sue tesi sono riferimento essenziale nell’indagine. L’articolo ripercorre gli elementi storici dai quali nasce la fama di tali personaggi (di Ghino di Tacco in particolare, eroe boccacciano e personaggio dantesco, sul quale è piuttosto rilevante la documentazione storica), ma risale anche a fonti letterarie antiche; tracciando un legame tra elementi storici, leggenda popolare, fonti antiche e rappresentazione letteraria, si tenta di individuare e analizzare l’attrazione che tali personaggi suscitano sui narratori. |
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