Alberto Arbasino e la “vita bassa”. Indagine sull’italia degli anni Ottanta in cinque mosse
Alberto Arbasino è stato il più importante interprete, e in qualche modo il “cantore”, della “vita bassa” italiana degli anni Ottanta. Dopo il declino della militanza politica che aveva caratterizzato il Sessantotto e buona parte degli anni Settanta, il decennio successivo è stato attraversato da un...
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| Publicat a: | URI:https://journals.openedition.org/cei, |
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| Autor principal: | |
| Format: | Article ou chapitre numérique |
| Idioma: | Italien |
| Publicat: |
Cahiers d’études italiennes
2012
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| Accés en línia: | Accès Université d'Orléans et IFPM Accès Université d'Orléans et IFPM |
| Sumari: | Alberto Arbasino è stato il più importante interprete, e in qualche modo il “cantore”, della “vita bassa” italiana degli anni Ottanta. Dopo il declino della militanza politica che aveva caratterizzato il Sessantotto e buona parte degli anni Settanta, il decennio successivo è stato attraversato da una serie di fenomeni inquietanti e pieni di minacce per l’assetto culturale e politico della nazione. È questo il momento, infatti, della facile fortuna dello yuppismo edonistico e forsennato, descritto come una confortante e confortevole forma di vita, dell’arricchimento facile e illegale, della corruzione diffusa e della volgarità trionfante dei nouveaux riches legati alla politica d’abord dell’epoca (e poi confermato da ciò che sarebbe seguito successivamente). Arbasino ha descritto tutto questo in maniera esemplare e peculiare puntando sull’aspetto linguistico della questione e mettendo alla berlina i vezzi, i tic linguistici della cultura italiana della piccola e media borghesia (midcult) e le ottusità umane che ne erano il pendant antropologico In libri come Fantasmi italiani, In questo stato, Un paese senza e anche in molti suoi reportages di viaggio in paesi esotici, dalla fine degli anni Settanta fino a tutti i Novanta (sceglierà allora di utilizzare l’arma meno vistosa della poesia rap), l’Italia delle politiche decisionistiche di Craxi e poi di Berlusconi è fatta a pezzi e decostruita nelle sue forme più appariscenti e più negativamente eclatanti. Arbasino è stato un maestro in questa forma espressiva di letteratura. |
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