Il «mio grand’Ugo Foscolo»: Lorenzo da Ponte ‘esule risorgimentale’

Apolide per vocazione e per vicende personali Lorenzo Da Ponte, in particolare dopo il ritorno definitivo a New York (aprile 1819), utilizzò l’immagine e l’opera di Foscolo per proporsi, in testi in inglese e in italiano rivolti al pubblico anglofono, come un ‘esule risorgimentale’. A partire dalle...

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Dettagli Bibliografici
Pubblicato in:URI:https://journals.openedition.org/cei,
Autore principale: Allasia, Clara
Natura: Article ou chapitre numérique
Lingua:Italien
Pubblicazione: Cahiers d’études italiennes 2015
Soggetti:
Accesso online:Accès Université d'Orléans et IFPM
Accès Université d'Orléans et IFPM
Descrizione
Riassunto:Apolide per vocazione e per vicende personali Lorenzo Da Ponte, in particolare dopo il ritorno definitivo a New York (aprile 1819), utilizzò l’immagine e l’opera di Foscolo per proporsi, in testi in inglese e in italiano rivolti al pubblico anglofono, come un ‘esule risorgimentale’. A partire dalle Memorie, Da Ponte declina, con ben precisa consapevolezza, tutti i topoi dello ‘straniero in Italia’ cari all’Ortis. La volontà di avvicinare il proprio esilio ai più nobili esilii dei patrioti, appare evidente anche nella di poco precedente e fortunata «libera traduzione» della byroniana Prophecy of Dante (1821), dove Da Ponte costruisce ex nihilo, come in un gioco di specchi e di rimandi, la sua figura di esule sovrapponendola, per approssimazioni successive, a quella di Byron e di Dante. Qui il personaggio di Foscolo, richiamato da puntuali per quanto dissimulati rimandi intertestuali, si fa garante della moralità dell’esilio dapontiano che, come in parte quello di Byron, nulla ha a che fare con i moti risorgimentali.