La risposta del cane. Una lettura della zoopoetica di Giacomo Leopardi
La questione dell’animale è fondamentale per lo sviluppo del pensiero occidentale ed è chiaramente di primaria importanza anche per Leopardi, basti pensare al precoce coinvolgimento nel dibattito intorno all’idea cartesiana dell’animale-macchina, documentato nella Dissertazione sopra l’anima delle b...
Tallennettuna:
| Julkaisussa: | URI:https://journals.openedition.org/cei, |
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| Päätekijä: | |
| Aineistotyyppi: | Article ou chapitre numérique |
| Kieli: | Italien |
| Julkaistu: |
Cahiers d’études italiennes
2025
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| Aiheet: | |
| Linkit: | Accès Université d'Orléans et IFPM Accès Université d'Orléans et IFPM |
| Yhteenveto: | La questione dell’animale è fondamentale per lo sviluppo del pensiero occidentale ed è chiaramente di primaria importanza anche per Leopardi, basti pensare al precoce coinvolgimento nel dibattito intorno all’idea cartesiana dell’animale-macchina, documentato nella Dissertazione sopra l’anima delle bestie del 1811, l’anno successivo alla stesura della favola giovanile intitolata I Filosofi, e il Cane. Su tale questione si radica ogni successivo sviluppo leopardiano di un paradigma anti-antropocentrico o de‑antropocentrico a partire dalla scelta di riscrivere la favola nel solco di quello che Theodore Ziolkovski ha chiamato il motivo letterario del cane filosofo.Sulle orme di Jacques Derrida e Giorgio Agamben, più che un bestiario leopardiano, questa breve ricognizione a campione di alcune presenze animali nell’opera di Leopardi, presenze canine in particolare, servirà a indagarne la produzione letteraria e a misurarne la distanza rispetto alle problematiche correnti in materia di ambiente e relazioni tra specie diverse. Le opere qui prese in esame non sono accomunate dalla semplice ricorrenza tematica della presenza animale; bensì, si configurano, nella maggior parte dei casi, come dei veri e propri esempi di zoopoetica, ossia dei testi che si basano sul coinvolgimento con l’animalità (umana e non umana). |
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