Inorganico pre e post-umano: Giacomo Leopardi e la geologia nelle Operette morali

Dalla metà del Settecento, le scienze della Terra, e in particolare la geologia, hanno conosciuto un rapido sviluppo, segnato dal confronto tra diverse correnti (nettunisti e plutonisti, uniformisti e catastrofisti) e dalla proliferazione di numerose teorie della Terra. Questo periodo è culminato ne...

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Dades bibliogràfiques
Publicat a:URI:https://journals.openedition.org/cei,
Autor principal: Ambrosino, Gennaro
Format: Article ou chapitre numérique
Idioma:Italien
Publicat: Cahiers d’études italiennes 2025
Matèries:
Accés en línia:Accès Université d'Orléans et IFPM
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Descripció
Sumari:Dalla metà del Settecento, le scienze della Terra, e in particolare la geologia, hanno conosciuto un rapido sviluppo, segnato dal confronto tra diverse correnti (nettunisti e plutonisti, uniformisti e catastrofisti) e dalla proliferazione di numerose teorie della Terra. Questo periodo è culminato negli anni Trenta dell’Ottocento con la pubblicazione dei Principles of Geology (1830‑1833) di Charles Lyell (1797‑1875). In questo articolo, intendo esaminare la conoscenza geologica di Giacomo Leopardi e il suo utilizzo nei testi letterari, mostrando come l’analisi del sapere geologico permetta, da un lato, di evidenziare consonanze e affinità tra Leopardi e alcuni scienziati e filosofi della natura, tra cui Lyell, William Hamilton (1730‑1803), James Hutton (1726‑1797) e Alberto Fortis (1741‑1803); dall’altro, consenta di approfondire e rileggere in modo innovativo alcuni aspetti del pensiero filosofico di Leopardi. Mi concentrerò in particolare sull’uso dell’immaginario geologico nelle Operette morali, rileggendo la critica all’antropocentrismo di Leopardi alla luce del concetto geologico di deep time e la permeabilità delle categorie di organico e inorganico alla luce del principio geologico dell’attualismo e del processo di fossilizzazione.