L’esperienza bellica e il corpo invaso: i mutilati di guerra italiani fra letteratura medica, narrativa e autobiografia
Partendo dall’analisi della letteratura scientifica ed assistenziale pubblicata durante la Grande guerra, l’articolo intende indagare in che modo i mutilati percepivano il loro corpo e la loro condizione di ‘minorati’ e come vivevano la convivenza con gli oggetti ortopedici, ormai parte integrante d...
Shranjeno v:
| izdano v: | URI:https://journals.openedition.org/cei, |
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| Glavni avtor: | |
| Format: | Article ou chapitre numérique |
| Izdano: |
Cahiers d’études italiennes
2024
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| Teme: | |
| Online dostop: | Accès Université d'Orléans et IFPM Accès Université d'Orléans et IFPM |
| Izvleček: | Partendo dall’analisi della letteratura scientifica ed assistenziale pubblicata durante la Grande guerra, l’articolo intende indagare in che modo i mutilati percepivano il loro corpo e la loro condizione di ‘minorati’ e come vivevano la convivenza con gli oggetti ortopedici, ormai parte integrante del loro corpo. Sono analizzati gli scritti di alcuni mutilati — Carlo Delcroix e Giovanni Mira — e il periodico dell’Associazione Nazionale fra Mutilati ed Invalidi di Guerra (Anmig), inteso come luogo di incontro di memorie collettive. Il filo conduttore della memoria di guerra viene seguito per osservare i decenni successivi, quando le guerre a cui l’Italia partecipò causarono nuovi invalidi, soprattutto per malattia: anche la tubercolosi costituì una ‘invasione’ del corpo dei soldati. Dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale, le vicende dei mutilati pertanto proseguirono, sebbene con forme — e narrazioni — diverse. Su questo aspetto, che ha ricevuto meno attenzione dalla storiografia, il presente articolo intende individuare alcune proposte di lavoro. |
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