Interpretazione, trascrizione o traduzione?I dicta testium e il ruolo di mediazione linguistica dei notai (secc. xii-xiv)
Le deposizioni di testimoni sono una fonte di grande interesse per gli storici, perché più di altre tipologie documentarie danno l’impressione di poter venire a diretto contatto con gli uomini e le donne del passato. Non si deve tuttavia dimenticare che esse sono fonti mediate, dipendenti dalla form...
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| Veröffentlicht in: | URI:https://journals.openedition.org/cei, |
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| 1. Verfasser: | |
| Format: | Article ou chapitre numérique |
| Sprache: | Italien |
| Veröffentlicht: |
Cahiers d’études italiennes
2013
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| Schlagworte: | |
| Online Zugang: | Accès Université d'Orléans et IFPM Accès Université d'Orléans et IFPM |
| Zusammenfassung: | Le deposizioni di testimoni sono una fonte di grande interesse per gli storici, perché più di altre tipologie documentarie danno l’impressione di poter venire a diretto contatto con gli uomini e le donne del passato. Non si deve tuttavia dimenticare che esse sono fonti mediate, dipendenti dalla forma e dalle parole scelte dal notaio che le ha messe per iscritto. Sulla base dell’analisi della documentazione pergamenacea milanese, compresa in un arco cronologico che va dalla seconda metà del secolo xii ai i primi decenni del xiv, nell’articolo vengono indagati tre possibili atteggiamenti di mediazione linguistica messi in atto dai notai, che possono interpretare, trascrivere e tradurre le risposte degli interrogati. Ovviamente non si tratta di categorie assolute — il confine tra l’una e l’altra è anzi assai sottile — ma di tre chiavi di lettura che possono aiutarci a comprendere meglio le voci che arrivano dal passato. |
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