La figura del femminiello/travestito nella cultura e nel teatro contemporaneo napoletano
La cultura partenopea ha avuto, per vari decenni, quale suo esponente di rilievo il femminiello. Espressione di un mix complesso di elementi socio/antropologici, questa figura era parte integrante del tessuto sociale dei quartieri popolari del centro storico di Napoli. I cambiamenti che dal dopoguer...
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| Gepubliceerd in: | URI:https://journals.openedition.org/cei, |
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| Hoofdauteur: | |
| Formaat: | Article ou chapitre numérique |
| Taal: | Italien |
| Gepubliceerd in: |
Cahiers d’études italiennes
2013
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| Onderwerpen: | |
| Online toegang: | Accès Université d'Orléans et IFPM Accès Université d'Orléans et IFPM |
| Samenvatting: | La cultura partenopea ha avuto, per vari decenni, quale suo esponente di rilievo il femminiello. Espressione di un mix complesso di elementi socio/antropologici, questa figura era parte integrante del tessuto sociale dei quartieri popolari del centro storico di Napoli. I cambiamenti che dal dopoguerra in poi coinvolsero la cultura partenopea travolsero anche questa figura. La mutazione prese corpo gradualmente, cosicché il ruolo occupato tradizionalmente dal femminiello venne a modificarsi lasciando il posto al travestito. Ma, ancor prima dei mutamenti estetici, è significativo comprendere le conseguenze dei cambiamenti sociali che investirono questa figura. Il prevalere dell’identità molteplice e cosmopolita della metropoli impose la perdita di centralità di questo personaggio all’interno del proprio contesto culturale, ossia: la solitudine del travestito in contrasto con la socialità del vicolo, che un tempo trovava aggregazione intorno al femminiello. Quando, nei primi anni Ottanta, il teatro partenopeo decise di recuperare gli elementi fondanti della propria cultura popolare, ponendo al centro della sua riflessione le strade, le piazze, i colori, i suoni della Napoli contemporanea, non mancò di includere la figura del travestito, quale espressione di una napoletanità buia, a un passo dall’emarginazione. Ne sono esempio Le cinque rose di Jennifer (1981) di Annibale Ruccello, e Scannasurece (1982) di Enzo Moscato. |
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