Pinocchio, eroe di legno. Modelli mitologici, fiabeschi, realistici

Per analizzare le categorie di eroe e modello in Pinocchio, ho tenuto conto del suo duplice statuto di romanzo per ragazzi e per adulti, considerando separatamente le due versioni del romanzo: la prima, in quindici capitoli, e la seconda, che comprende tutto il romanzo dal capitolo i al xxxvi. Il te...

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Detaylı Bibliyografya
Yayımlandı:URI:https://journals.openedition.org/cei,
Yazar: Bonanni, Veronica
Materyal Türü: Article ou chapitre numérique
Dil:Italien
Baskı/Yayın Bilgisi: Cahiers d’études italiennes 2013
Online Erişim:Accès Université d'Orléans et IFPM
Accès Université d'Orléans et IFPM
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Özet:Per analizzare le categorie di eroe e modello in Pinocchio, ho tenuto conto del suo duplice statuto di romanzo per ragazzi e per adulti, considerando separatamente le due versioni del romanzo: la prima, in quindici capitoli, e la seconda, che comprende tutto il romanzo dal capitolo i al xxxvi. Il termine “modello” è da intendersi in una duplice accezione: modello da imitare per il lettore, e modello letterario, ripreso dalla tradizione letteraria o inaugurato da Collodi.La prima versione breve, che doveva terminare con il burattino impiccato alla Quercia grande, costituisce a mio avviso un semplice racconto ammonitorio sul modello di Le Petit Chaperon Rouge di Perrault, fiaba che Collodi conosceva molto bene per averla tradotta qualche anno prima in I racconti delle fate. Il burattino, così come Cappuccetto Rosso, muore per la sua ingenuità e inesperienza del mondo, che lo porta a fidarsi dei primi malintenzionati che incontra per strada: la coppia formata dal Gatto e dalla Volpe è infatti lo sdoppiamento comico del Lupo tentatore, e come lui porterà alla morte il protagonista.Pinocchio non è quindi presentato come un eroe, un modello da seguire, ma come un antieroe, un anti-modello di cui il lettore non deve imitare il comportamento se non vuole fare la stessa fine. La sua nascita demiurgica, che rinvia a modelli letterari illustri mitici e biblici, non si può allora considerare, come vorrebbe il cardinale Biffi, il sintomo di un’adesione inconsapevole alla visione cristiana, quanto una rielaborazione parodica dell’intertesto biblico: Geppetto è un demiurgo depotenziato, che non dona la vita alla sua creatura, ma solo una nuova forma che ne rende più facile il movimento, allo scopo di usarla nei suoi spettacoli di teatro ambulante; quel vecchietto stralunato, soprannominato Polendina per la sua bizzarra parrucca, non fabbrica un essere umano, ma solo un burattino, che conserva ancora tutta la sua natura “altra” e vegetale, una creatura inadatta alla vita e destinata al fallimento.Se, però, si considera il romanzo nel suo insieme, e si tiene conto dell’evoluzione e della maturazione di Pinocchio, che diviene a sua volta “padre” del suo stesso padre, compiendo così un intero ciclo vitale, la nascita demiurgica assume un tutt’altro valore: Pinocchio diventa immagine non solo dell’infanzia, ma dell’umanità, che deve compiere nella sua vita il percorso già compiuto dal primo uomo. Questa «universalità» di Pinocchio, in cui tutti possono identificarsi, adulti e bambini, è facilitata, anziché impedita, dalla costituzione legnosa del burattino: mentre, infatti, è difficile identificarsi completamente con un personaggio realistico, le cui particolarità fisiche o caratteriali possono essere molto diverse da quelle del lettore, è molto più facile identificarsi con un animale, o con una creatura dall’aspetto non umano, che può rappresentare l’uomo simbolicamente.