Una rivisitazione dei Promessi Sposi? Per una lettura del Consiglio d’Egitto di Leonardo Sciascia
È certamente vero che Storia della colonna infame rappresenta il punto di partenza della scrittura sia di Morte dell’inquisitore sia di La strega e il capitano. Al centro di entrambi i testi di Sciascia, basati sulla trascrizione sostanzialmente fedele di materiali d’epoca, temi cari allo stesso Man...
Tallennettuna:
| Julkaisussa: | URI:https://journals.openedition.org/babel, |
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| Aineistotyyppi: | Article ou chapitre numérique |
| Kieli: | Italien |
| Julkaistu: |
Babel
2024
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| Aiheet: | |
| Linkit: | Accès Université d'Orléans et IFPM Accès Université d'Orléans et IFPM |
| Yhteenveto: | È certamente vero che Storia della colonna infame rappresenta il punto di partenza della scrittura sia di Morte dell’inquisitore sia di La strega e il capitano. Al centro di entrambi i testi di Sciascia, basati sulla trascrizione sostanzialmente fedele di materiali d’epoca, temi cari allo stesso Manzoni, ossia la ricerca della verità e la giustizia umana che, incapace di essere giusta, il più delle volte risulta mal gestita dai suoi rappresentanti, pronti a tutto, anche alla tortura e alle sommarie condanne a morte, pur di trovare un colpevole. Eppure, ed è questa la tesi da dimostrare, è Il Consiglio d’Egitto il romanzo di Sciascia che potrebbe essere letto come una sorta di rivisitazione dei Promessi Sposi. Certo, una rivisitazione estrema ed estremizzata nelle forme e nelle tecniche di narrazione (si pensi al narratore onnisciente sempre più invasivo o all’uso di personaggi quasi tutti storicamente documentabili a cui Sciascia imprime soltanto la voce), in cui il tema centrale è quello dell’ambiguo rapporto oppressi/oppressori, messo in scena da Manzoni sin dalle prime pagine del suo romanzo.E si potrebbe anche dimostrare che la vera conclusione del romanzo manzoniano, mutatis mutandis, arriva soltanto grazie alla figura di un prete, padre Giuseppe Vella: una sorta di don Abbondio ravveduto, capace, con il trascorrere del tempo, di prendere coscienza delle “imposture” della Storia (lui stesso ha cercato di imbastirne una), e altrettanto capace, di fronte alla tortura inflitta a Paolo Di Blasi, di cogliere il significato profondo delle parole giustizia e verità, tanto care a Manzoni. Certo nel romanzo di Sciascia sembra perdersi l’aspetto religioso, oppure si potrebbe sostenere che la religione è diventata del tutto “laica”, “civile” e “illuminista”, dello stesso illuminismo da cui proveniva anche Manzoni, e suo nonno Cesare Beccaria, non ha caso citato più volte nel Consiglio d’Egitto, persino dall’abate Vella: una religione laica, civile e illuminista che trova in Paolo Di Blasi il suo più autentico ed esemplare “sacerdote”. |
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