La molteplicità e la crisi
Gestito in modo da occultare e naturalizzare la violenza geopolitica postcoloniale, il fenomeno migratorio, che porta il campo antropologico “sotto casa”, ci mette oggi di fronte a forme di crisi inedite, sia fra i migranti che fra gli operatori. In particolare, risultano indispensabili una riflessi...
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| Veröffentlicht in: | URI:https://journals.openedition.org/aam, |
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| Hauptverfasser: | , |
| Format: | Article ou chapitre numérique |
| Sprache: | Italien |
| Veröffentlicht: |
Archivio antropologico mediterraneo
2018
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| Schlagworte: | |
| Online Zugang: | Accès Université d'Orléans et IFPM Accès Université d'Orléans et IFPM |
| Zusammenfassung: | Gestito in modo da occultare e naturalizzare la violenza geopolitica postcoloniale, il fenomeno migratorio, che porta il campo antropologico “sotto casa”, ci mette oggi di fronte a forme di crisi inedite, sia fra i migranti che fra gli operatori. In particolare, risultano indispensabili una riflessione sulla possibilità di essere costruiti come umani da set multipli di attaccamenti; e la capacità di lavorare i presupposti impliciti, i non detti, i rimossi. I Bakonzo del Rwenzori (Uganda), attualmente alle prese con le intersezioni fra la logica antropopoietica locale e quella imposta dalla modernità euro-americana, e con le crisi che talora ne scaturiscono, sono un eccellente caso di studio, che permette una triangolazione analogica con quanto avviene qui. Non si tratta di confrontare contenuti, ma di osservare le dinamiche in azione nella pluralità: se ne ricava che la molteplicità non è di per sé fattore di crisi e, anzi, agisce tanto nella vita ordinaria quanto nella crisi come un moltiplicatore di possibilità. La compresenza di diversi insiemi di attaccamenti diventa semmai problematica quando uno degli insiemi di attaccamenti pretende di essere esclusivo. |
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